3 dicembre, 2020

Matto Silvestri. Sul set ho scordato ogni male

Attore, imprenditore. scrittore. Matteo Silvestri, che ha vinto la sua battaglia contro la malattia rara che lo aveva costretto lontano dai palcoscenici, è tornato sotto le luci della ribalta, aggiudicandosi il premio come miglior interprete emergente al Festival del Cinema di Siena. L’artista, inoltre, ha iniziato a scrivere un romanzo che racconterà la sua vita, e si è impegnato in un ambizioso progetto di management per la realizzazione di una società pionieristica nel settore sanitario, con l’intento di dare un aiuto a chi ha vissuto le sue stesse problematiche. «Ho dovuto lottare contro la mia malattia ma anche contro la malasanità, subendo una serie di errori medici che potevano costarmi la vita – ci dice Matteo – adesso ce l’ho fatta e voglio raccontare la mia esperienza in un volume».

 

Matteo, ha dovuto abbandonare il cinema a causa di una malattia rara, il “sequestro polmonare”. Ci può raccontare?

«È stato un periodo che ha fortemente condizionato la mia vita. Dopo anni di sofferenze, cure, ricoveri, segnati anche da diversi sbagli dei medici, ho subito un intervento aortico polmonare di dieci ore. Tutto questo mi ha segnato molto. Da qui è nata anche l’idea di creare un’azienda “ManSolution”, di cui sono il titolare, che si occupa in particolare di risarcimenti per errori in ambito sanitario. L’ho fatto principalmente per proteggere i deboli, custodire e far valere davvero i diritti umani delle persone. A causa della malattia, ho perso dei bei ruoli cinematografici, ma ho ritrovato me stesso ed ora ho anche la mia arte. Trasformare le avversità in opportunità è una delle risorse più importanti che un essere umano possa avere».

Ha vinto la sua battaglia ed è tornato subito a recitare, vincendo ill premio come miglior attore emergente al Festival del Cinema di Siena. Se lo aspettava?

«Un produttore storico di film di successo del calibro di Claudio Bucci ha creduto fortemente in me e tra noi è stato subito “skin to skin”, pelle a pelle come dicono in America. Ho ricevuto il premio per il film L’altra Luna di Carlo Chiaramonte. Il riconoscimento mi è stato consegnato da una superba professionista qual è Paola Minaccioni. Per me è stato uno doppio regalo. Penso che all’arte si appartenga e da essa non si possa fuggire. Un vero artista è colui che inventa. Non può farne a meno e non potrà smettere mai. E lo fa per condividerlo col mondo. L’arte autentica è merce ara, si paga anche al caro prezzo del sacrifico e della dedizione, con etica inflessibile, questo mi haha insegnato il mio maestro Alberto Terrani».

Prossimamente, parteciperà ad una nuova produzione cinematografica. Ci svela qualche anteprima?

«Vorrei tanto parlarne, ma prima che parati set è tutto top secret. Si tratta di un vero thriller in cui avrò un ruolo nevralgico e che metterà a dura prova i nervi degli spettatori. Io interpreterò un agente della Forestale. Titolo: L’orafo. Sicuramente mi emozionerò interpretando questa parte perché richiama molto i miei valori ed alcune delle mie passioni».

Ha anche iniziato a scrivere un romanzo autobiografico. Quando prevista la pubblicazione?

«Devo ammettere che sono due anni che mi si chiede di scrivere questa storia e di raccontare la mia vita. Inizialmente non ero convinto ma, oggi, se mi fermo e penso a tutto quello che ho passato ed è successo, penso sia indispensabile. Mi inorgoglisce che mi abbiano scritto due importanti case editrici dicendomi testuali parole: “Matteo sei il nostro supereroe, scriviamo questo libro”. Così ho iniziato a scrivere la mia vita. Sono alle prime 35 pagine, arriverò di sicuro alla numero 120, come Tiziano Ferro, e per me saranno le pagine della mia vita, quella vecchia, quella nuova ed  il profumo di quella che verrà».

Da attore a scrittore. Altri progetti per il futuro?

«Sto realizzando un nuovo, ambizioso progetto di management: Simamed, una società pionieristica nel settore sanitario, una sorta di poliambulatorio digitale, presente ovunque in Italia, grazie all’informatizzazione dei processi, alle competenze già acquisite dal gruppo ManSolution, ed alle già 60 cliniche di tutta Italia in corso di affiliazione, presso il nostro nuovo brand. E poi, andando sul personale, ho una compagna, conosciuta a Venezia, una bravissima manager che lavora nel mondo del lusso. È molto legata alla sua famiglia ed è una vera donna a tutto tondo, non posso dire altro, se non che ci amiamo e ansime stiamo costruendo il progetto più ambizioso, che si chiama famiglia».